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Genova ed i suoi "Forti"

Forte di Santa Tecla

In origine al posto del Forte Santa Tecla sorgeva la piccola chiesa omonima, già esistente nel XII secolo. Una prima parte di lavori per la realizzazione della fortificazione fu intrapresa nel 1747 e terminata nel 1751; l'opera appariva completa solo nelle mura perimetrali. Secondo una relazione redatta durante l'assedio del 1800, le truppe francesi la sistemarono per la difesa. I lavori di completamento ripresero intorno al 1815 e terminarono tra il 1828 ed il 1833, con l'erezione di una caserma a due piani ed altre opere esterne. Lo scopo del complesso era di bloccare un eventuale passaggio nemico proveniente da levante e diretto a Genova. Dal dopoguerra al 1981 è stata abitato da civili. Negli anni '70, il consiglio di quartiere di San Fruttuoso avviò un intervento di restauro, completato il quale il forte è stato chiuso nell'attesa di una destinazione. Nel frattempo il forte è stato deturpato negli interni, mentre ignoti hanno incendiato il tetto della caserma. Attualmente sono in corso lavori di ripristino.

Forte Belvedere

L'importanza strategica rivestita dall'altura di Belvedere venne sfruttata nel 1747, con la sistemazione di una linea trincerata. Sull'area oggi occupata dal Forte Belvedere furono approntate due ridotte, riutilizzate durante l'assedio del 1800. Era quindi indispensabile edificare una nuova fortificazione sul posto a difesa della cinta. I lavori per la sua realizzazione iniziarono nel 1815. Durante i moti del 1849, la fortificazione fu occupata dai soldati piemontesi. Alla fine dell'ottocento, venendo meno l'importanza strategica delle Mura, cambiò l'utilizzo del Belvedere che fu per così dire "declassato" e trasformato, da ormai inutile avamposto delle Mura, a Batteria in difesa dello specchio d'acqua antistante il porto. Nel fossato sottostante furono ricavate numerose riservette interrate. Intorno al 1938 sulla Lunetta furono collocati quattro cannoni della Contraerea, depositi munizioni e vari servizi. Nel '43 la fortificazione passò in mano tedesca. Al termine del conflitto è stata occupata da un privato. Oggi, sul posto sorge il campo sportivo Morgavi, realizzato negli anni '70. Le strutture esterne della Batteria sono ormai in pessime condizioni. In buone condizioni si trovano invece le riservette; lungo il corridoio interno e sulla volta di ognuna, si notano le tracce dei binari per il trasporto delle munizioni, mentre sui muri si leggono ancora alcune scritte d'uso. La strada coperta ed il camminamento alla Freccia sono ormai cancellati dalla vegetazione e da uno strato di cemento. A tratti s'intravede un rudere del camminamento.

Forte Bric Aresci

Forte Bric Aresci - localizzato, come il "gemello" Bric Geremia, nella zona del passo del Turchino. Dell'opera non esiste quasi più nulla, ad eccezione dei resti di quello che era il corpo di guardia; di fianco si apre un grande piazzale, accanto al quale sorgeva la caserma, una costruzione ad un unico piano in grado di ospitare più di novanta persone. Di fronte al fortino si trovava il magazzino polveri, scavato nella roccia in cima alla collina; sul retro trovavano posto le piccole riservette di servizio e le piazzole per sei cannoni da 12 mm e quattro da 9, che costituivano la linea di fuoco e potevano inquadrare obiettivi posti lungo l'odierna strada provinciale Voltri-Masone. Il 28 gennaio 1914 nella fortificazione si verificò una grave esplosione, che causò diverse vittime e danneggiò gravemente le strutture. Oggi la vegetazione ha ormai quasi ricoperto i resti del forte, compreso il fossato che lo circondava per buona parte; restano riconoscibili soltanto le postazioni dei cannoni.

Forte Bric Geremia

Forte Bric Geremia - localizzato, come il "gemello" Bric Aresci, nella zona del passo del Turchino. La costruzione (che prende nome dal colle su cui sorge) non è visibile dalla strada, grazie alla perfetta mimetizzazione, che lo rende tutt'uno con la montagna; la caserma è in pietra, articolata su due piani. Il complesso è quasi totalmente circondato da un duplice fossato; una postazione, situata ad un'estremità della caserma, permette di controllare e difendere la strada d'accesso e lo spiazzo antistante l'ingresso. Sul retro, dal cortile parte una galleria che conduce alla batteria, armata con due cannoni da 9 mm e sei da 12, pronti a battere i contrafforti che formano il vallone del Turchino. Il forte fu abbandonato alla fine dell'ultima guerra; fino ad alcuni anni fa le strutture risultavano in pessimo stato di conservazione, in parte franate e molti locali erano pericolanti. Nel 1996 è stato deciso il suo riuso come posto di ristoro e pernottamento, e sono successivamente iniziati gli opportuni lavori di ripristino.

Forte Fratello Minore

Posto sul monte Spino (m 622), è l'unico superstite dei due forti "fratelli"; in realtà il nome deriva da quello con cui erano anticamente designate le colline su cui sorgevano. La costruzione del Fratello Minore, iniziata verso la fine del 1815 su un'area già trincerata a metà del secolo precedente, subì continui cambiamenti di progetto. Fu così aggiunto il recinto bastionato sui lati est e sud; inoltre l'ingresso venne spostato a sud, a livello dell'originario primo piano. L'accesso all'interno della cinta avveniva per mezzo di un ponte levatoio (eliminato probabilmente all'inizio del '900), simile a quello del forte Sperone; da qui una rampa conduce all'ingresso della torre. Le feritoie che si affacciano verso l'esterno sono molto rialzate rispetto al piano di calpestio: ciò permette di ipotizzare che una piattaforma (normalmente in legno) corresse lungo il fianco del muro per ottenere, secondo l'occorrenza, una linea di fuoco per la fucileria. La fortificazione (la cui guarnigione stabile era composta da dodici uomini) alla fine dell'Ottocento era probabilmente già stata abbandonata. Durante la seconda guerra mondiale la struttura venne utilizzata come alloggio d'appoggio alla batteria contraerea collocata sull'area del demolito Fratello Maggiore. Oggi è visitabile, benché l'interno sia ridotto in pessime condizioni.